Terreno

Rispetto alla coltura in pien’aria, dove la complessità delle relazioni chimico-fisiche e biologiche nella matrice suolo e gli irregolari andamenti climatici rendono assai ardua una regolazione tempestiva della disponibilità dei vari elementi in funzione dello stadio di sviluppo della pianta, con rischi possibili di stress deleteri per la qualità e la conservazione del prodotto, la coltura fuori suolo potrebbe consentire un controllo più puntuale della nutrizione e un adattamento ai fabbisogni di ciascuno stadio di sviluppo, in modo da approssimare le caratteristiche programmate, ma può peggiorare le conseguenze degli errori di gestione.

La coltura protetta è finalizzata prevalentemente ad una gestione più puntuale e ad agevolare le produzioni fuori stagione, ma può altresì consentire un miglior controllo di patogeni e parassiti secondo modalità integrate. Accoppiata all’impiego di substrati fuori-suolo potrebbe consentire la produzione di vegetali su misura per le esigenze della quarta gamma. Tuttavia il fuori-suolo pur presentando più basse cariche microbiche sui vegetali rispetto alla coltura in suolo, non mette al riparo dal rischio di inquinamento con microrganismi patogeni, specialmente se la qualità dell’acqua non è adeguata e il comportamento degli addetti non rispetta rigorose regole igieniche.