Spinacio

Requisiti climatici e pedologici

Lo spinacio fornisce prodotto di migliore qualità in clima freddo. Si può coltivare da settembre a maggio, in pien’aria e in ambiente protetto. Il seme fresco germina rapidamente a 45 °C (l’ottimo termico per la germinazione è compreso tra 7e24 °C) e può essere seminato quando la temperatura del terreno è di 1015 °C. La germinazione viene inibita a 30 °C. La pianta cresce senza difficoltà nell’intervallo 724 °C, ma la velocità di crescita è massima a 1518°C. La pianta resiste bene alle basse temperature (fino a –6°C), specialmente durante lo stadio vegetativo, ma risente negativamente di temperature superiori a 25 °C, che la inducono alla prefioritura. Effetto analogo hanno anche il giorno lungo e lo stress idrico.

I terreni con buona capacità per l’acqua, buon drenaggio e subacidi (pH 67) forniscono i migliori raccolti. I terreni più sciolti sono particolarmente adatti alle colture invernali, per ragioni termiche e di drenaggio, oltre che per una migliore praticabilità. Terreni più pesanti consentono un’elevata produttività solo se ben drenati e accortamente irrigati, dal momento che la pianta è sensibile al ristagno idrico.

Lo spinacio è piuttosto resistente alla salinità del suolo, ma molto sensibile all’inquinamento atmosferico (ozono, SO2, NOx), che induce necrosi fogliari.

La produttività di una coltura, basata anche sulla possibilità di fare più tagli, dipende dal prolungamento della condizione vegetativa, che termina con la levata a fiore. L’emissione precoce dello scapo fiorale è dannosa. Per ridurne l’incidenza è necessario evitare l’esposizione della pianta a fattori di stress: temperature elevate, densità troppo elevata delle piante rispetto alla disponibilità di acqua e nutrienti, prolungamento della coltura in estate (giorno lungo) per varietà inadatte.

Varietà

Una classificazione è basata sulla morfologia della foglia: bollosa (tipo Savoia), liscia o intermedia. Un’altra su quella del seme: rugoso o liscio. Le varietà a foglia bollosa vanno bene per fornire foglie e rosette da consumare cotte; quelle a foglia liscia per foglie da consumare crude.

I requisiti agronomici sono: resistenza alle malattie, precocità, prolungata attività vegetativa. Nel caso della peronospora, che ha una notevole incidenza economica, sono note e impiegate resistenze specifiche per alcuni patotipi.

L’uso di varietà appropriate è importante: le varietà più tardive, che resistono all’emissione dello scapo fiorale indotta dal giorno lungo, devono essere usate per le colture primaverili-estive; quelle precoci e vigorose per le colture autunno-vernine.

Le cultivar più diffuse sono: Butterfly, Correnta, Spanda, Meloy, Allegro (adatte più alla coltivazione primaverile), Alvaro, Mazurka, Attica, Springfield, Polka (RP 123), Nordic (RP 1234), Pavana, Comte, Bolero (RP 1234), Lina, Sporter, Gladiator (adatte alla coltura invernale). Cultivar con elevata resistenza alla prefioritura sono Olimpia, Splendor, Skookum.

Gestione della coltura

Per ottenere foglie da cuocere si semina in file distanziate 2530 cm, con piante disposte a 35 cm sulla fila. Per migliorare il drenaggio e la condizione termica delle radici nei terreni più pesanti può essere opportuna la coltivazione su prode di 60120 cm (3-6 file). Per questo tipo di impianto si impiegano 2040 kg/ha di seme. Densità notevolmente maggiori, con impiego di semi fino a 200 kg/ha, si usano per ottenere foglie da consumare crude.

Fertilizzazione

Lo spinacio aumenta di circa due terzi nell’ultimo terzo del periodo di sviluppo, quindi è importante regolare la fertilizzazione tenendo conto del variare delle esigenze. In generale richiede un alto livello di fertilità, specialmente per l’azoto. La coltura primaverile può aver bisogno di somministrazioni di N maggiori di quella autunnale, per sopperire al rallentamento della nitrificazione in tale periodo. Sono state rilevate asportazioni di N, P2O5 e K2O pari a 5, 2 e 5 kg per tonnellata di prodotto.

Ferma restando la necessità di tenere conto della situazione operativa (tipo di terreno, storia colturale, informazioni sul livello dei nutrienti assimilabili nel terreno), i livelli medi degli apporti suggeriti per terreni sciolti si aggirano intorno a 100150 kg/ha di N, 5070 Kg/ha di P2O5e 100200 kg/ha di K2O. Il potassio e il fosforo vanno dati alla preparazione del terreno, mentre l’azoto va frazionato in 23 applicazioni.

Se necessario possono servire calcitazioni, perché lo spinacio è particolarmente sensibile all’acidità del terreno e alla carenza di calcio nei tessuti, reagendo con necrosi dei margini fogliari, specialmente in fase di attiva crescita, in condizioni di tempo caldo e probabilmente con azoto in eccesso.

Irrigazione

Lo spinacio richiede una disponibilità idrica elevata e costante. L’apparato radicale è piuttosto superficiale e gli stress idrici contribuiscono a indurre le piante a fiore, terminando anticipatamente il ciclo colturale. Adacquamenti moderati e frequenti consentono di soddisfare le esigenze della pianta senza inconvenienti. Data la fittezza delle coltivazioni è necessario evitare condizioni di saturazione dell’umidità dell’aria nella massa vegetale, perché in tali condizioni marciscono le foglie basali e il colletto. L’irrigazione a pioggia può favorire la diffusione di malattie fungine.

Controllo delle erbe infestanti

Il controllo è importante soprattutto nelle prime fasi della coltura, perché la competizione delle infestanti riduce il vigore e l’uniformità delle piantine, e alla raccolta, perché la presenza di erbe deprezza il prodotto e può renderlo inutilizzabile. Le erbe a foglia larga costituiscono un problema perché la gamma di diserbanti idonei e consentiti è ristretta (fenmedifan, glifosate, cicloate, lenacil). Le graminacee possono essere controllate con haloxifop-metil estere, setossidim, propaquizafop, quizalofop-etile. Le lavorazioni non sono praticabili perché la coltura è molto fitta. In genere i diserbanti vengono applicati in pre-emergenza. La solarizzazione e il trattamento periodico preventivo del suolo con fumiganti (vapam, dazomet) sono misure profilattiche generali che esplicano anche una sensibile azione di controllo delle infestanti. Gli interventi diretti non escludono né surrogano le misure indirette, come avvicendamenti adeguati.

Controllo dei parassiti animali

Diverse specie di afidi (Myzus persicae e altri), la minatrice (Liriomyza sp.), gli agrotidi, gli acari (Rhizoglyphus sp.), le nottue sono i parassiti animali più frequenti.

Gli adulti della minatrice possono attaccare in particolare i cotiledoni, bloccando la crescita delle piantine. Un’eccessiva presenza di mine fogliari favorisce l’attacco dei microrganismi patogeni e rende il prodotto inutilizzabile. La prevenzione agronomica consiste nella lontananza da fonti di infestazione e nella lavorazione del terreno a fine ciclo per agevolare la degradazione di residui della vegetazione, distruzione delle pupe e limitazione della migrazione degli adulti. Questi si possono combattere con insetticidi di contatto, ma per le larve occorrono prodotti sistemici. Come soglie di intervento si possono considerare: più di una mina per foglia allo stadio di 4a5a foglia e più di venti afidi per pianta. La minatrice è diventata resistente a diversi insetticidi. Attualmente è consentito l’ intervento con piretroidi, dimetoato, spinosad.

Le infestazioni di afidi possono raggiungere densità elevate, causando arresto di crescita della pianta, diffusione di virosi e imbrattamento del prodotto con melata, che a sua volta stimola lo sviluppo di microrganismi patogeni o degradatori. In primavera avanzata vi sono molti epiparassiti e predatori che limitano le popolazioni afidiche. Inoltre i trattamenti contro la minatrice controllano anche gli afidi. Si possono però verificare circostanze di infestazione afidica che richiedono interventi di controllo specifici, mediante applicazioni di insetticidi, naturali o derivati (piretrine, rotenone) e di sintesi (deltametrina, eptenofos, dimetoato). Misure colturali applicabili specialmente in ambiente protetto sono l’impiego di teli schermanti di tessuto-non-tessuto e le trappole attrattive.

Le infestazioni di acari (ragnetto rosso) causano arresto di crescita e deformazione delle foglie. Bisogna controllare frequentemente la vegetazione per poter intervenire per tempo contro questi parassiti (con pirimifos-metile, dinocap).

Controllo delle malattie

La moria delle piantine, causata da un complesso di funghi (PythiumFusarium e Rhizocthonia sp.), si verifica in condizioni caldo-umide del suolo e frequente ripetizione della coltura. Oltre alle misure agronomiche generali di prevenzione, il trattamento del seme con fitofarmaci (tiram, dicloran, propamocarb) è necessario per combattere la moria delle piantine.

La peronospora (P. farinosa f. sp. spinaciae) è il patogeno in generale più dannoso: in condizioni di bagnatura persistente e basse temperature il progresso della malattia può essere molto rapido. Il controllo è parzialmente possibile usando varietà resistenti; l’inconveniente è che la forma di resistenza disponibile è specifica, efficace soltanto nei confronti di alcuni patotipi del fungo. In caso di necessità è difficile fare a meno dei fungicidi (cimoxanil, rameici, oxadixil, metalaxil, tiram), applicati con modalità da concordare possibilmente con gli acquirenti del prodotto.

Diversi funghi causano maculature fogliari. L’antracnosi (da Colletotrichum dematium f. sp. spinaciae), può essere particolarmente dannosa in condizioni di elevata umidità (impianto molto fitto, scarsa circolazione di aria) e ridotta fertilità del terreno. Le stesse condizioni, insieme con le basse temperature possono favorire la formazione di maculature dovute a funghi del genere Helmintosporium. Una buona aerazione degli ambienti protetti limita l’incidenza di questi funghi, che sono contrastati male dai prodotti rameici, specialmente quando l’umidità è troppo alta.

Virus del mosaico del cetriolo (CMV) e virus curly top della bietola (BCTV) sono molto comuni sullo spinacio, con sintomatologia variabile a seconda di cultivar, età della pianta, temperatura e ceppo virale. Il CMV è trasmesso principalmente dagli afidi in modo non persistente (non rimane in circolo nella linfa dell’insetto); il BCTV da cavallette. Entrambi hanno un ampio ventaglio di ospiti tra le piante spontanee. Le infezioni di BCTV possono avere effetti distruttivi, specialmente a bassa densità di impianto della coltura.

Raccolta e gestione del prodotto

Per il prodotto da consumare cotto si tagliano le foglie alla base, con tutti i piccioli. Per il prodotto da consumare crudo (nelle mescolanze) si raccolgono le lamine fogliari senza piccioli e senza foglie cotiledonari. In entrambi i casi si possono raccogliere anche i ricacci, a distanza di 34 settimane. Le foglie da consumare crude sono pronte per la prima raccolta in 3050 giorni; quelle da consumare cotte e per l’industria dei surgelati richiedono un tempo doppio, perché si raccolgono più mature.

Indici di maturità e qualità

La dimensione e il numero di foglie verdi giovani, il basso rapporto picciolo/lamina e un elevato peso specifico costituiscono indici di qualità.

Le foglie devono essere lunghe 815 cm, di colore verde intenso ed uniforme, senza tracce di verde-giallo, turgide, pulite e prime di lesioni e alterazioni.

Ottimo termo igrometrico di conservazione

Lo spinacio è molto deperibile e quindi è necessario un rapido raffreddamento, a bassa pressione o ad aria forzata.

Le condizioni termo igrometriche migliori, 0 °C e 9598% UR, consentono una buona conservazione delle foglie per una decina di giorni. Sono state rilevate perdite di circa un quinto del prodotto in due settimane di conservazione a 5 °C, con un tasso di deterioramento del 2% al giorno.

Per il trasporto il prodotto va condizionato all’ottimo di temperatura e umidità, evitando variazioni della temperatura in più o in meno ed esposizione al gas etilene, che potrebbe derivate dalla combustione di idrocarburi usati per i motori dei veicoli o dalla vicinanza (in carichi misti) di prodotti ortofrutticoli che ne producono quantità sensibili.

Tasso respiratorio e produzione di calore

A 0°C la produzione di CO2 è di 911 ml/kg/ora e aumenta con la temperatura di 47 ml/kg/ora per grado. La corrispondente produzione di calore è di 10001400 kcal/tonn/giorno a 0 °C e aumenta di 500900 kcal/tonn/giorno per grado.

Sensibilità all’etilene

La produzione di etilene è bassa (< 0,1 l/kg/h a 20°C), ma la sensibilità molto alta, con una risposta di accelerato ingiallimento e formazione di composti di sapore amaro.

Sensibilità alle modificazioni dell’atmosfera

Un modesto ritardo dell’ingiallimento è stato rilevato per conservazione in atmosfere con 710% di O2 e 510% di CO2. Lo spinacio non è danneggiato da elevate concentrazioni di CO2, ma non è opportuno ridurre l’ossigeno sotto il 2% e aumentare l’anidride carbonica sopra il 10%.

Alterazioni fisiologiche

Danni da congelamento, consistenti in tacche idropiche seguite rapidamente da rammollimenti provocati da batteri degradatori, si possono verificare a partire da –0,3°C. Senescenza accelerata indotta da etilene.

Danni fisici

Rotture di foglie e piccioli per avversità varie e operazioni maldestre di raccolta.

Alterazioni patologiche

Frequenti sono i marciumi sostenuti da batteri del tipo Erwinia e Pseudomonas.